Il 21 giugno 2025 segna una data storica per la sanità italiana: con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del DPCM 28/02/2025, è stata ufficialmente istituita la figura dell’assistente infermiere, un nuovo profilo professionale pensato per supportare l’assistenza ad anziani e pazienti con cronicità. Questa figura intermedia tra infermiere e OSS (Operatore Socio Sanitario) opererà sia in ospedale sia al domicilio, per rispondere ai crescenti bisogni assistenziali di una popolazione sempre più anziana e fragile.

 

Chi è l’Assistente Infermiere e cosa fa

L’assistente infermiere è un OSS che, grazie a un percorso formativo integrativo, acquisisce nuove competenze sanitarie e sociosanitarie. Il decreto stabilisce che questa figura si occupi di attività come:

  • rilevazione dei parametri vitali,
  • somministrazione di ossigeno,
  • supporto alla somministrazione delle terapie,
  • preparazione di medicazioni semplici,
  • primo soccorso,
  • attività educative di base per pazienti e caregiver.

Tutto questo sempre su indicazione e sotto la supervisione dell’infermiere professionale, come chiarito nell’allegato al decreto.

Percorso formativo per diventare assistente infermiere

Il nuovo profilo è riservato a chi è già OSS con diploma di scuola secondaria e almeno 24 mesi di esperienza lavorativa, oppure a chi ha 5 anni di esperienza negli ultimi 8 anni (in questo caso con un modulo propedeutico di 100 ore).

Il percorso formativo, organizzato dalle Regioni e Province autonome, dura tra i 6 e i 12 mesi, per un totale minimo di 500 ore, suddivise in:

  • 200 ore di teoria,
  • 280 ore di tirocinio,
  • 20 ore di esercitazioni pratiche.

Il conseguimento della qualifica di assistente infermiere avviene con il superamento di un esame teorico-pratico, al termine del quale si ottiene un attestato valido a livello nazionale.

 

Una risposta alla carenza di infermieri?

La nascita dell’assistente infermiere risponde alla necessità, evidenziata nel decreto, di «modelli organizzativi innovativi» per affrontare la carenza di infermieri e migliorare l’assistenza in contesti di cronicità, disabilità e terminalità. Tuttavia, il decreto stesso e molti operatori del settore sottolineano la necessità di evitare che queste nuove figure vengano utilizzate come sostituti degli infermieri, con un conseguente abbassamento della qualità delle cure. Massimo Ascari, presidente di Legacoopsociali, ha espresso un parere favorevole alla nuova figura, evidenziando come possa colmare il vuoto assistenziale in contesti come i centri diurni per disabili, dove la presenza degli infermieri è spesso limitata a poche ore settimanali. Di parere opposto Antonio De Palma, presidente di Nursing Up, che definisce il decreto «un errore madornale» e teme che possa portare a una sanità «spaccata e confusa», dove la qualità dell’assistenza rischia di essere compromessa dalla mancanza di una vera strategia sul personale sanitario.

 

Novità anche per gli OSS

Contestualmente, sempre nella Gazzetta Ufficiale del 21 giugno, il DPCM 25/03/2025 ha rivisto la figura dell’OSS, portando la durata minima della formazione a 1.000 ore e abbassando il requisito di istruzione dal diploma al primo ciclo di studi. Vengono inoltre ampliati e definiti meglio gli ambiti di attività dell’OSS, aprendo la strada a un percorso di crescita professionale che può sfociare nella qualifica di assistente infermiere.

 

Le radici di una lunga attesa

L’introduzione dell’assistente infermiere è il risultato di un processo iniziato oltre dieci anni fa: già nel 2012 si parlava di figure intermedie come l’«aiuto infermiere» o il CoSS, ma solo con l’esperienza della pandemia di Covid-19 e la crisi di personale nelle Rsa il tema è tornato al centro del dibattito politico e sanitario. Progetti regionali tra il 2021 e il 2022, in particolare in Veneto, Liguria e Lombardia, avevano già sperimentato percorsi per ampliare le competenze degli OSS, i cosiddetti «super OSS» o «mini infermieri».

 

Conclusioni

La figura dell’assistente infermiere rappresenta un’innovazione importante per l’assistenza agli anziani e ai pazienti cronici, ma pone anche interrogativi fondamentali: garantirà davvero un miglioramento nella qualità dell’assistenza, o finirà per creare un sistema sanitario con standard disomogenei? La sfida sarà quella di applicare correttamente quanto previsto dal decreto, mantenendo alta la qualità delle cure, senza sostituire competenze insostituibili come quelle dell’infermiere.

Il 21 giugno 2025 segna una data storica per la sanità italiana: con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del DPCM 28/02/2025, è stata ufficialmente istituita la figura dell’assistente infermiere, un nuovo profilo professionale pensato per supportare l’assistenza ad anziani e pazienti con cronicità. Questa figura intermedia tra infermiere e OSS (Operatore Socio Sanitario) opererà sia in ospedale sia al domicilio, per rispondere ai crescenti bisogni assistenziali di una popolazione sempre più anziana e fragile.

 

Chi è l’Assistente Infermiere e cosa fa

L’assistente infermiere è un OSS che, grazie a un percorso formativo integrativo, acquisisce nuove competenze sanitarie e sociosanitarie. Il decreto stabilisce che questa figura si occupi di attività come:

  • rilevazione dei parametri vitali,
  • somministrazione di ossigeno,
  • supporto alla somministrazione delle terapie,
  • preparazione di medicazioni semplici,
  • primo soccorso,
  • attività educative di base per pazienti e caregiver.

Tutto questo sempre su indicazione e sotto la supervisione dell’infermiere professionale, come chiarito nell’allegato al decreto.

Percorso formativo per diventare assistente infermiere

Il nuovo profilo è riservato a chi è già OSS con diploma di scuola secondaria e almeno 24 mesi di esperienza lavorativa, oppure a chi ha 5 anni di esperienza negli ultimi 8 anni (in questo caso con un modulo propedeutico di 100 ore).

Il percorso formativo, organizzato dalle Regioni e Province autonome, dura tra i 6 e i 12 mesi, per un totale minimo di 500 ore, suddivise in:

  • 200 ore di teoria,
  • 280 ore di tirocinio,
  • 20 ore di esercitazioni pratiche.

Il conseguimento della qualifica di assistente infermiere avviene con il superamento di un esame teorico-pratico, al termine del quale si ottiene un attestato valido a livello nazionale.

 

Una risposta alla carenza di infermieri?

La nascita dell’assistente infermiere risponde alla necessità, evidenziata nel decreto, di «modelli organizzativi innovativi» per affrontare la carenza di infermieri e migliorare l’assistenza in contesti di cronicità, disabilità e terminalità. Tuttavia, il decreto stesso e molti operatori del settore sottolineano la necessità di evitare che queste nuove figure vengano utilizzate come sostituti degli infermieri, con un conseguente abbassamento della qualità delle cure. Massimo Ascari, presidente di Legacoopsociali, ha espresso un parere favorevole alla nuova figura, evidenziando come possa colmare il vuoto assistenziale in contesti come i centri diurni per disabili, dove la presenza degli infermieri è spesso limitata a poche ore settimanali. Di parere opposto Antonio De Palma, presidente di Nursing Up, che definisce il decreto «un errore madornale» e teme che possa portare a una sanità «spaccata e confusa», dove la qualità dell’assistenza rischia di essere compromessa dalla mancanza di una vera strategia sul personale sanitario.

 

Novità anche per gli OSS

Contestualmente, sempre nella Gazzetta Ufficiale del 21 giugno, il DPCM 25/03/2025 ha rivisto la figura dell’OSS, portando la durata minima della formazione a 1.000 ore e abbassando il requisito di istruzione dal diploma al primo ciclo di studi. Vengono inoltre ampliati e definiti meglio gli ambiti di attività dell’OSS, aprendo la strada a un percorso di crescita professionale che può sfociare nella qualifica di assistente infermiere.

 

Le radici di una lunga attesa

L’introduzione dell’assistente infermiere è il risultato di un processo iniziato oltre dieci anni fa: già nel 2012 si parlava di figure intermedie come l’«aiuto infermiere» o il CoSS, ma solo con l’esperienza della pandemia di Covid-19 e la crisi di personale nelle Rsa il tema è tornato al centro del dibattito politico e sanitario. Progetti regionali tra il 2021 e il 2022, in particolare in Veneto, Liguria e Lombardia, avevano già sperimentato percorsi per ampliare le competenze degli OSS, i cosiddetti «super OSS» o «mini infermieri».

 

Conclusioni

La figura dell’assistente infermiere rappresenta un’innovazione importante per l’assistenza agli anziani e ai pazienti cronici, ma pone anche interrogativi fondamentali: garantirà davvero un miglioramento nella qualità dell’assistenza, o finirà per creare un sistema sanitario con standard disomogenei? La sfida sarà quella di applicare correttamente quanto previsto dal decreto, mantenendo alta la qualità delle cure, senza sostituire competenze insostituibili come quelle dell’infermiere.